Mostre

La sezione esemplifica con alcune fotografie una serie di mostre noleggiabili presso IF Libri.
II libro fotografico in Italia. 1940-1980


Con Vittorio Scanferla che mi ha affiancata in questo lavoro [...] abbiamo cercato, discusso, trovato libri destinati all'oblio, entrambi convinti della necessità di vedere e sapere quanto è stato pubblicato
perché questi volumi costituiscono un momento importante per ricostruire la storia della fotografia italiana, arte così a lungo trascurata e sottovalutata nel nostro paese.
La ricerca è stata circoscritta nel tempo e nello spazio: abbiamo preso in considerazione solo quanto era stato stampato in Italia, sia
perché questo influiva sulla diffusione del libro nel paese sia perché ci interessava far emergere quali fossero gli autori ai qualigli editori avevano dato maggior credito"
(Giovanna Chiti II libro fotografico in Italia dal 1940 al 1980
in AFT 37-38)

Il realismo lirico di Alfredo Camisa - Fotografie 1953-1962

"Alfredo Camisa appartiene all'ampia categoria di autori che hanno lasciato una traccia fondamentale nella storia della fotografia italiana forse proprio perché hanno saputo situarsi in un'area che non era
quella del professionismo, forse temuto anche per i suoi ritmi ripetitivi, ma non era neppure quella cara ai semplici appassionati che si ritrovavano una volta alla settimana al circolo.
Detto questo, una cosa è chiara: è impossibile ingabbiare Camisa in una categoria che ne comprenda appieno le caratteristiche.
[...] II dato che salta subito all'attenzione è la sua capacità di scrittura critica, la lucidità con cui osservava quanto succedeva attorno scrivendone con una precisione ancor oggi utilissima al lettore
contemporaneo che voglia ricostruire le atmosfere culturali del tempo" (R. Mutti Alfredo Camisa o della semplice complessità in Quaderni di AFT nuova serie n. 2-2004)

La Palestina, l'Afganistan e il Libano sono i paesi le cui vicende politiche hanno "catturato" l'attenzione di Francesco Cito. In Afganistan si è recato la prima volta nel 1980 e ha percorso, clandestino, 1200 chilometri insieme ai guerriglieri. Nel 1983 è in Libano, inviato di Epoca, a seguire la scissione nell'OLP tra i seguaci di Arafat e i pro-siriani di Abu Mussa; vi tornerà sei volte, secondo una prassi che gli è abituale, perché "... il bagaglio culturale di una certa area non te lo fai nell'arco di cinque minuti o di una giornata. Per realizzare dei buoni reportage bisognerebbe arrivare sul posto e capire la situazione un po' prima che questa sia esplosa" Dice di lui Ferdinando Scianna: "Cito è forse oggi il miglior fotogiornalista italiano, ha l'istinto del fatto, la passione del racconto, la capacità di far passare attraverso le immagini con forza di sintesi e rigore visivo l'essenziale delle cose"

Marocco, Egitto, Irlanda,... Messico: il tema del viaggio torna con le fotografie di Gianni Maffi, immagini di paesaggi che celano dietro l'apparente semplicità una sottile inquietudine e una ricerca discreta, ma continua. II fotografo-viaggiatore, più che lasciarsi incantare dal colore, dal folclore e dai monumenti che pure esercitano su di lui una forza profonda di gioiosa attrazione, sosta di fronte alle ampie distese dove i sensi ci fanno più acuti e lo sguardo coglie i segni minimi: una fila di piloni all'orizzonte, pietre che sono rotolate nel tempo, un chiarore lontano. Non c'è stasi in queste vastità silenziose. A ben guardare, non è il raggiungere la meta che conta per l'uomo-fotografo, ma l'andare, l'andare anche verso l'orizzonte, per leggere oltre la linea di confine qualche segno che gli spieghi e ci spieghi, come dice Chatwin, "che ci faccio qui?"


Convinto con Herman Hesse che "la vera voglia di viaggiare non è altro che quella voglia pericolosa di pensare senza timori di sorta, di affrontare di petto il mondo e di voler avere delle risposte da tutte le cose, gli uomini, gli avvenimenti" Graziano Perotti ha visitato tantissimi paesi. In India è stato sette volte, portato non solo da ragioni di lavoro; c'è qualcosa in quel paese che lo affascina profondamente, una domanda alla quale vorrebbe dare una risposta. Ancora con Hesse potremmo dire che quella di Perotti è una "caccia". Paesaggi e monumenti lo spingono ad andare, ma ciò che lo attira è la gente. Si mescola alla folla, per comunicare sostituisce l'inglese con il linguaggio degli occhi e dei gesti, dorme in tenda con la macchina fotografica pronto, appena fa giorno, ad unirsi ai mercanti che vengono dai villaggi. Attraversa il paese ampio, ricco di luce, di varietà, di contrasti; vuol capire come sia possibile che chi non ha niente e vive nella più grande miseria possa porgere le mani a lui straniero e offrirgli due piccole banane gialle e verdi. Dall'India Perotti ha riportato questo antico proverbio: "Tutto ciò che non viene donato va perduto".